Guardia giurata: revoca del decreto di nomina e del porto d'armi

Il decreto di guardia particolare giurata dura due anni e porta con sé il porto d'armi: quali requisiti vanno mantenuti, cosa succede con il ritiro cautelativo delle armi, quando il Prefetto può revocare il decreto o non rinnovarlo, le conseguenze sul lavoro e come difendersi.
In breve — Il decreto di guardia particolare giurata è l’approvazione del Prefetto, valida due anni, che permette di lavorare come guardia e comprende di norma la licenza di porto d’armi (art. 138 TULPS). Un ritiro cautelativo delle armi, una denuncia o il venir meno dei requisiti possono portare alla revoca del porto d’armi e del decreto, anche senza una condanna. Prima della decisione ci si difende con memorie e documenti; dopo, con il ricorso al Ministro dell’Interno entro 30 giorni o al TAR entro 60.
1. Che cos’è il decreto di guardia particolare giurata e quanto dura
Il decreto di guardia particolare giurata è l’atto con cui il Prefetto approva la nomina della guardia, dopo aver verificato i requisiti e l’esistenza di un rapporto di lavoro con un istituto di vigilanza o con un altro soggetto autorizzato. Dura due anni, e con lo stesso atto il Prefetto rilascia, se ce ne sono i presupposti, la licenza di porto d’armi con la stessa durata.
La norma · art. 138, terzo comma, del TULPS
«La nomina delle guardie particolari giurate deve essere approvata dal prefetto, previa verifica dell'esistenza di un rapporto di lavoro dipendente con un istituto di vigilanza autorizzato ai sensi dell'articolo 134 ovvero con uno dei soggetti che è legittimato a richiedere l'approvazione della nomina a guardia giurata ai sensi dell'articolo 133. Con l'approvazione, che ha validità biennale, il prefetto rilascia altresì, se ne sussistono i presupposti, la licenza per il porto d'armi, a tassa ridotta, con validità di pari durata.»
Decreto e porto d’armi scadono insieme e vanno rinnovati insieme. Senza il decreto non si può lavorare come guardia giurata, e senza la licenza non si può prestare servizio armato: per questo ogni provvedimento che tocca l’uno o l’altra incide subito sul lavoro.
2. Quali requisiti deve mantenere la guardia giurata
La guardia giurata deve essere cittadina italiana o dell’Unione europea, maggiorenne, saper leggere e scrivere, non aver riportato condanne per delitto e avere una buona condotta, oltre ai requisiti professionali e formativi fissati dal Ministero dell’Interno (art. 138, primo e secondo comma, TULPS). Sono requisiti da mantenere per tutta la durata del decreto, non solo al momento della nomina.
Chi ha una condanna per delitto non ha quindi il requisito. Una denuncia senza condanna, o una condanna per contravvenzione, non esclude di per sé, ma i fatti possono pesare nella valutazione della condotta.
Sulla condotta il testo della legge chiede ancora una «ottima condotta politica e morale», ma la Corte costituzionale lo ha corretto (sentenza 25 luglio 1996, n. 311). La condotta politica non si può valutare, basta una condotta morale buona e non ottima, e contano solo gli aspetti che incidono sull’affidabilità attuale della persona nel servizio. È un limite concreto al potere del Prefetto quando la revoca si fonda su fatti della vita privata.
3. Che cosa succede alla guardia giurata con il ritiro cautelativo delle armi
Con il ritiro cautelativo delle armi la guardia giurata non può più prestare servizio armato, perché Carabinieri o Polizia prelevano armi, munizioni e spesso la licenza. Il ritiro avviene d’urgenza, di solito dopo una lite o una denuncia, e gli agenti ne danno immediata comunicazione al Prefetto (art. 39, secondo comma, TULPS).
Per una guardia giurata il Prefetto è la stessa autorità che ha approvato la nomina e rilasciato il porto d’armi. Dopo il ritiro può quindi valutare insieme il divieto di detenzione armi, la revoca del porto d’armi e la revoca del decreto. La sospensione di un’autorizzazione di polizia la legge la prevede solo in caso di abuso da parte di chi ne è titolare (art. 10 TULPS); negli altri casi la strada è la revoca (art. 11 TULPS).
Il ritiro è provvisorio, e il momento per difendersi è prima di queste decisioni. Si chiede l’accesso agli atti, si presenta una memoria con i documenti che ridimensionano l’episodio e si informa l’istituto di vigilanza, per valutare insieme come gestire il servizio nell’attesa.
4. Quando il Prefetto può revocare o non rinnovare il decreto
La revoca del decreto è obbligatoria quando viene meno un requisito ed è possibile quando emergono fatti che avrebbero giustificato il diniego. Lo prevede l’art. 11, terzo comma, del TULPS: le autorizzazioni «devono essere revocate» quando vengono a mancare le condizioni a cui sono subordinate, e «possono essere revocate» quando sopraggiungono circostanze che ne avrebbero consentito il diniego.
Per revocare non serve una condanna. Secondo la giurisprudenza amministrativa possono bastare fatti che mostrano scarso autocontrollo o frequentazioni che mettono in dubbio l’affidabilità, anche se non riguardano l’uso delle armi: chi porta un’arma per lavoro è valutato con particolare rigore. Lo stesso vale alla scadenza dei due anni, quando il Prefetto può non rinnovare il decreto.
Il potere resta però vincolato. Il provvedimento deve indicare i fatti e spiegare perché, oggi, rendono la guardia non affidabile, e di regola va preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento (art. 7 della legge 241/1990) o, per il rinnovo, dal preavviso di rigetto (art. 10-bis della legge 241/1990).
Dopo il ritiro delle armi c’è ancora tempo per far valere le proprie ragioni prima che il Prefetto decida, e dopo la revoca il primo termine è di trenta giorni: puoi inviarci il verbale o il provvedimento e ti diciamo come muoverti.
5. Quali conseguenze ha la revoca del porto d’armi per la guardia giurata
La revoca del porto d’armi impedisce alla guardia giurata il servizio armato, anche se il decreto resta in vigore. La licenza a tassa ridotta è legata alla qualità di guardia giurata, e non può essere rinnovata se quella qualità non permane (art. 256 del regolamento di esecuzione, richiamato dall’art. 138 del TULPS).
Non comporta in automatico la revoca del decreto. Ma i fatti che portano a revocare la licenza, come una denuncia per minacce o un episodio violento, toccano gli stessi requisiti di affidabilità su cui si regge il decreto, e il Prefetto può valutarli anche per quello. Se poi arriva anche il divieto di detenzione, la guardia non può più tenere armi, nemmeno quelle personali.
Per questo conviene trattare i provvedimenti come un unico caso, con termini di ricorso distinti per ciascun atto. Le regole generali sono spiegate nella guida alla revoca del porto d’armi.
6. Che cosa comporta la perdita del decreto per il rapporto di lavoro
Senza decreto la guardia non può lavorare come guardia giurata, e la perdita incide direttamente sul rapporto con l’istituto di vigilanza. Le conseguenze, dall’assegnazione ad altre mansioni fino alla cessazione del rapporto, dipendono dal contratto e dall’organizzazione dell’istituto, e vanno valutate caso per caso.
Molto dipende dai tempi. Se il TAR sospende il provvedimento la guardia può tornare in servizio in attesa della decisione, e per l’istituto è più semplice organizzare i turni sapendo quando arriverà una risposta. Una difesa che parte subito, già dopo il ritiro delle armi o la comunicazione di avvio, riduce il periodo di incertezza per entrambi.
7. Come difendersi dalla revoca del decreto di guardia giurata
Ci si difende in due momenti. Prima della decisione, dopo il ritiro delle armi o la comunicazione di avvio, si chiede l’accesso agli atti e si presentano memorie e documenti, che la Prefettura ha l’obbligo di valutare. Dopo la decisione, contro la revoca o il mancato rinnovo si propone ricorso gerarchico al Ministro dell’Interno entro 30 giorni oppure ricorso al TAR della regione in cui ha sede la Prefettura entro 60 (d.P.R. 1199/1971; artt. 29 e 41 c.p.a.).
Insieme al ricorso al TAR si può chiedere la sospensiva (art. 55 c.p.a.), che per chi rischia il posto di lavoro è spesso il vero obiettivo immediato. I motivi più frequenti sono una motivazione generica, fatti vecchi o isolati, una denuncia richiamata senza valutarne il contenuto e la mancata comunicazione di avvio.
Tempi e costi sono spiegati nelle guide al ricorso al TAR e su quanto costa un ricorso al TAR.
8. Come ti assiste lo Studio
L’Avv. Roberto Calzoni, specialista in diritto amministrativo, assiste in tutta Italia le guardie particolari giurate e gli istituti di vigilanza. Se vuoi sottoporci il tuo caso, descrivici la situazione: ti diciamo se ci sono i motivi per contestare il ritiro delle armi, la revoca del porto d’armi o del decreto.
Per le guardie prepariamo le memorie dopo il ritiro delle armi o la comunicazione di avvio, il ricorso con la domanda di sospensiva e, se serve, la nuova domanda quando i fatti sono superati. Per gli istituti di vigilanza valutiamo gli effetti di una revoca sul personale e le richieste di approvazione e rinnovo delle nomine.
Domande frequenti
Una denuncia basta per la revoca del decreto? Non serve una condanna, ma il Prefetto deve spiegare perché i fatti rendono la guardia non affidabile oggi. Una revoca che si limita a richiamare una denuncia, senza valutarne i fatti, è impugnabile.
Si può lavorare durante il ricorso? Solo se il TAR sospende il provvedimento. Senza sospensiva la revoca resta efficace e la guardia non può prestare servizio come guardia giurata.
Se le armi vengono restituite, il decreto torna valido? Se il Prefetto non ha revocato il decreto, questo resta valido fino alla scadenza: con la restituzione delle armi e della licenza la guardia può riprendere il servizio armato. Se invece il decreto è stato revocato, la restituzione delle armi da sola non lo fa rivivere.
La condotta richiesta alla guardia giurata deve essere «ottima»? No. La Corte costituzionale ha stabilito che basta una condotta morale buona, che la condotta politica non si può valutare e che contano solo gli aspetti rilevanti per l’affidabilità nel servizio.
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